La Storia del Club raccontata dai suoi Past President

Presidente a.r. 1960-62 Franco Bellorini

 

 Cari Amici Rotariani,

lasciatemi ricordare la mia emozione ed esprimere la mia soddisfazione in occasione del decennale della fondazione del nostro club di Milano Nord. Questa iniziativa ha fatto parte di un più vasto disegno studiato ed attuato dall’allora Governatore Eugenio Radice Fossati in collaborazione con l’allora Presidente del Rotary Club di Milano, Carlo Galamini di Recanati e con il Presidente designato dello stesso club Franco Brambilla.

Si vennero così più o meno contemporaneamente formando i clubs rotariani di Milano Nord, Milano Est, Milano Ovest e Milano Sud, e il club originario di Milano cambiò quindi il suo nome in quello di Milano Centro. E appunto nella giornata del 9 marzo 1960 con l’intervento di Radice Fossati, di Galamini, di Rusca, del povero Malcovati e di Brambilla, e con l’approvazione del Rotary Internazionale si riunirono una quarantina di soci di Milano Nord, alcuni provenienti dal Rotary Club di Sesto S. Giovanni, alcuni di nuova nomina, ed io venni nominato Presidente, forse per darmi la responsabilità di avviare l’iniziativa di cui mi ero fatto promotore.

 Non vorrei oggi riandare ai due anni della mia presidenza, ma piuttosto ricordare gli sviluppi e le iniziative del club dovute ai Presidenti degnissimi che mi hanno succeduto: Pontremoli, Bianchi di Castelbianco, Maffei, Borelli. Il club di Milano Nord si è subito dimostrato vivo e vitale, pervaso da un profondo e sincero spirito di amicizia, animato da relazioni e dibattiti di alto interesse, talvolta con interventi di personalità della politica e della cultura che hanno richiamato un largo flusso di rotariani e di altri clubs e hanno conferito prestigio al nostro club. Il nostro club, cresciuto negli ultimi anni da 40 a un centinaio di soci, ha inoltre espresso il suo interesse per problemi sociali, appoggiando con entusiasmo l’iniziativa IARD e intervenendo in molte occasioni e per altri scopi benefici con contributi volontari dei soci e con la destinazione dei fondi formatisi nel club. Purtroppo alcuni lutti ci hanno colpito e interpretando il vostro sentimento rivolgo un affettuoso pensiero alla memoria dei nostri illustri cari amici scomparsi: Alemagna, Iaschi, Mauri, Bianchi, Bruni, Meda, Lobello, Rogers, Donatelli. Ora il nostro club si trova, al compimento del decennale, affidato nelle mani del nuovo Presidente designato Costadoni del quale conosciamo le doti di capacità e di iniziativa: con fiducia ci rivolgiamo a lui perchè i problemi ed i fermenti che accompagnano la formazione di ogni organismo veramente vitale possano trovare un saggio ed illuminato orientamento, proseguendo le nobili finalità del nostro sodalizio.

Franco Bellorini

 

Presidente a.r. 1962-64  Mario Pontremoli  

Socio fondatore, Vice Presidente nel 1961/62 e Presidente nel 1962/63 e 1963/64 quando ricopriva la carica di Direttore Generale dell’Assicuratrice Italiana. Pontremoli, imponente nella figura e nel gesto - così lo ricorda Luigi Brindicci - ma sempre pronto alla battuta e al sorriso, ci raccomandava da Presidente - di affrontare argomenti seri ed importanti: “non parlate di farfalle” era una delle sue colorite espressioni.
Carattere tra i più originali, buono con gli umili ed autorevole con i potenti, viene ricordato da chi lo conobbe non solo per la sua abilità nel risolvere i casi spinosi che la vita spesso gli proponeva, e non solo per la fantasia nell’interpretare il proprio ruolo sul lavoro, nella famiglia o nel Rotary ma anche per alcune abitudini curiose: nella prima guerra mondiale sul fronte del Grappa non trovò più il proprio cappotto e per reagire alla malasorte decise che da quel momento non avrebbe mai più utilizzato quell’utile indumento invernale!

A Milano non era infrequente vederlo passeggiare in Via Manzoni in pieno inverno con solo il suo cappello ed i guanti malgrado la rigidità del clima della nostra città! Di questa abitudine di Pontremoli Maffei, nel concludere i suoi 2 anni di Presidente, diede una interpretazione affettuosa: “Ringrazio Pontremoli, il dinamico, l’irruente Pontremoli, l’uomo tanto ricco di entusiasmi e di calore da potersi consentire di girare anche in pieno inverno senza paltò".

In Pontremoli si sente fortissimo il desiderio di un Rotary fatto di uomini a tutto tondo. Infatti in mezzo ai tanti ingegneri del club così si espresse: “Milano Nord..... molti tecnici, forse poca fantasia: una magnifica base per nuovi insediamenti” ed in un altra occasione: “sembra indispensabile per la scelta dei rotariani, che sempre più si tenga conto della vitalità, forza morale, cultura professionale e generale, educazione, qualità del carattere, capacità e libertà di esporre e perché no anche del buon umore... Tutto ciò vuole dire più gioventù di associazione, attraverso la immissione di soci giovani, giovani, giovani". Pontremoli aveva allora, nel 1963, 77 anni.

Egli credeva fermamente nella possibilità di modificare il mondo esterno attraverso il Rotary. Nel concludere la sua Presidenza disse “... ma è tanta la mia presunzione che ognuno debba e possa portare un più effettivo contributo al Paese, alla attività sociale, e che per questo scopo il Rotary possa essere il mezzo più che appropriato.... sicché sono lieto che Milano Nord si sia fatto promotore prima di ogni altro Rotary italiano di dibattiti su argomenti di interesse attuale, cercando di non uscire dai limiti della carta fondamentale del Rotary” E con queste parole si riferiva in particolare ad un dibattito dell’inizio del 1964 che aveva aperto dicendo “Noi a Milano sentiamo tutti che il Paese ammalatissimo non si cura con i congressi dei partiti, mentre la competizione internazionale per l’esportazione diventa per l’Italia sempre più difficile... mentre le aziende in difficoltà crescono di numero ogni giorno, e sono non solo le grandi ma soprattutto le piccole che tanto hanno contribuito al grande sviluppo ora arrestato”.

Ed ancora “mantenere il discorso sulle linee ... più rispondenti ad un’etica realistica che riconosca ...... l’inarrestabile movimento delle masse e dell’individuo verso posizioni economiche e morali migliori”.

 

Presidente a.r. 1964-66 Franco Bianchi Di Castelbianco

Socio fondatore, è stato Presidente nel 1964/65 e nel 1965/66. Egli si laureò in ingegneria a Pisa nel 1927 ed entrò subito nella SAE dove salì i vari gradini della sua carriera professionale fino al 1962 quando fu nominato Direttore Generale, succedendo all’amico Giovanni Corbellini. Franco Bianchi di Castelbianco viene ricordato come il progettista ed il realizzatore di alcuni dei progetti più significativi di linee di trasmissione ad alto voltaggio. Fu lui in particolare a disegnare le torri a traliccio in modo fortemente alleggerito e ad utilizzare, tra i primi nel mondo nel 1958, il computer per la progettazione delle torri. Grazie a lui la SAE potè conseguire grandi successi all’estero ed in Italia. Maffei definisce l’amico Franco “eloquente, diplomatico e serissimo” noi vorremmo aggiungere anche ricco di modestia. Scriveva infatti nel messaggio per i 10 anni del club: “D’altronde anche sotto la mia Presidenza le più interessanti manifestazioni furono organizzate da Pontremoli, mio predecessore, e da Maffei, mio successore, come appunto avvenne per le serate Montanelli e Colombo e per tutta l’attività relativa al Piano IARD che pur ci costò numerose battaglie. Quello che più mi premeva era di mantenere in seno al Club l’affiatamento così ben realizzato dai miei predecessori e di imprimere alle nostre riunioni quel tono di vivacità e di cordialità che indubbiamente contribuisce a rendere “simpatico” un club". Anche egli, come l’amico Corbellini, quando si ritirò dalla attività professionale si trasferì in campagna “dove - disse in un conviviale del 1974, quando ancora viva era la crisi petrolifera sfociata nel 1973 nei paesi industrializzati, - sto cercando di ritrovare qualche energia assopita, a diretto contatto con la terra, secondo il mito di Anteo che nemmeno Ercole poteva vincere se non sollevandolo dal suolo per tagliargli i rifornimenti energetici che sua madre Gea, la Terra, continuava a fargli defluire. Oserei dire che troppi hanno dimenticato (o forse mai ben capito), la morale di questa favola, e se l’Italia e tanti Paesi rischiano di morire soffocati dalla violenza degli Ercoli moderni è proprio perchè han perso il contatto con la terra, in tutti i sensi, cioè in quello fisico, in quello logico e anche nel senso spirituale". E prosegue: “devo anzitutto assolvere il dovere di ringraziare tutti i Consoci che mi hanno fatto l’onore di pensare a me per la carica di Governatore, e di dire a loro e a tutti che, anche se avessi accettato e se la candidatura fosse andata a buon fine, io sarei stato un pessimo Governatore. E per dimostrarvelo basterà che io confessi che se mi trovo tanto bene fra di Voi, e se Voi mi avete dimostrato la Vostra simpatia e la Vostra fiducia è proprio perchè il nostro Club non ha certe caratteristiche meno felici di troppi altri Rotary Clubs. Da noi si vive e ci si incontra in cordialità e libertà in una sana atmosfera di famiglia. Il nostro Club ha ancora i piedi sulla terra". E poi continua ritornando al tema della crisi energetica. “Non pare che i paesi produttori di petrolio pensino seriamente a utilizzare la smisurata taglia, da essi imposta al mondo industrializzato, per favorire il mondo in via di sviluppo. Ho invece l’impressione che tendano a sfruttare la situazione da essi creata per sostituirsi ai malfamati capitalisti, infiltrandosi nelle loro finanze e nelle loro industrie .... Per finire vorrei confrontare la situazione odierna con quel vero miracolo che fu la prima ricostruzione del nostro Paese all’indomani dell’ultima guerra. La Ricostruzione, ha il grande merito di aver messo in mostra le migliori qualità della nostra gente. Oggi avremmo estremo bisogno di utilizzare tali qualità. Dove sono oggi l’entusiasmo e la fiducia che generarono l’abnegazione e stimolarono l’immaginazione di tutti? Avevamo allora due grandi fari: la pace e la libertà. Non ci resta oggi che mettere il carro avanti ai buoi affinchè i fari dell’entusiasmo e della fiducia ci indichino l’unica strada che potrà ancora garantirci pace e libertà, ossia la strada del coraggio, della abnegazione, del lavoro assiduo e onesto".

 

Presidente a.r. 1966-68 Cesare Maffei  

Ingegnere, socio fondatore, diventa Vice-Presidente con Franco Bianchi di Castelbarco e gli succede come Presidente nel 1966-67 e 67/68.

Gianfranco Ratti Claris lo ricorda per la sua “brillante efficienza manageriale” e Luigi Brindicci per la sua passione aviatoria. Maffei era infatti Presidente dei “Flying Fellows” rotariani e Brindicci ebbe occasione di volare tante volte con lui. La sua passione per il volo, era pilota dal 1931, è stata segnata anche da momenti molto tristi come quando pianse l’amico rotariano Federico Bazzi, Presidente del Milano Est “che quasi settantenne, solo a bordo del suo velivolo, in lotta con eccezionali avversità atmosferiche ha chiuso col sacrificio della vita".

Il suo periodo di Presidenza fu ricco di iniziative di grande livello. Nel 1967 egli fu tra i fondatori, in rappresentanza del Milano Nord, della Associazione IARD come risulta nell’atto del Notaio Pietro Chiaveri. Tra gli altri firmatari vi era Riccardo Ricas Castagnedi in rappresentanza del Milano Centro. Cesare Maffei ebbe anche il merito di dare inizio, nel 1968, al programma Rotaract. In diverse riunioni rotariane Maffei portò avanti la sua battaglia a favore della creazione di un efficiente sistema aeroportuale milanese, che doveva essere basato sul potenziamento di Linate e non di Malpensa, come già aveva sostenuto in una vigorosa campagna di stampa alla fine degli anni ’50.

Memorabile fu un affollato Interclub del gennaio 1968 organizzato dai 5 club milanesi con 273 rotariani presenti tra cui rappresentanti di Torino e Genova. Maffei tenne la relazione di base accusando l’Alitalia di voler concentrare tutti i suoi voli a Malpensa a scapito di Linate distante 40/50 minuti da Milano, equivalenti quindi al tempo di volo di una distanza di 700 Km. Intervennero anche Bassetti e Pontremoli che difese Linate. Maffei era talmente convinto che Malpensa non poteva essere l’unico aeroporto di Milano che in più occasioni portò avanti l’idea di un terzo aeroporto a Rugareto (Saronno) che in prospettiva avrebbe potuto sostituire Linate per i voli nazionali ed Europei.

Nel febbraio del 1968, alla conclusione di un’altra appassionata riunione Interclub, Cesare Maffei fu tra i promotori dell’Associazione Amici Centro Cardiologico e Cardio-chirurgico Angelo De Gaspe-ris, di cui Furio Cicogna divenne Presidente. E la riunione ebbe così successo che egli potè, con giusto orgoglio, annunciare alla conclusione della sua presidenza, che l’obiettivo di mettere a disposizione dell’amico e socio Donatelli i 500 milioni necessari per attrezzare in modo adeguato il Centro Cardiologico era stato orami raggiunto.

 

Presidente a.r. 1968-70  Giulio Borelli   

Ingegnere nel 1924 a soli 23 anni, entra nel club nel 67/68 e diventa Presidente nel 68/69 e nel 69-70 lasciando ampia testimonianza dell’attività svolta e, soprattutto, il ricordo del clima di amicizia ed affiatamento che ha saputo costruire al massimo livello. Sin dall’inizio della sua professione ha dedicato la propria attività di ingegnere alle costruzioni in cemento armato, allora agli esordi, nell’ambito delle realizzazioni civili e industriali; negli anni ’50 e ’60 è divenuto uno dei più noti e apprezzati professionisti milanesi, specializzato in particolare nello studio, calcolo e realizzazione di strutture complesse.

È stato uomo di grande statura morale, generoso, costantemente disponibile al “servizio” e aperto all’amicizia, sempre di carattere gioviale anche nei momenti di maggiore responsabilità e impegno. Gianfranco Ratti Claris lo ricorda per il positivo buon senso ed il contagioso “humor". Ha dedicato il tempo lasciato disponibile dalla famiglia e dalla professione allo sport: alpinismo, sci ma soprattutto canottaggio. Di questa particolare disciplina è stato campione italiano nell’"otto” e in tale veste ha partecipato alle Olimpiadi d’Olanda nell’anno 1928; ha proseguito quindi come arbitro internazionale alle Olimpiadi di Roma, Città del Messico e Tokio. Di lui vogliamo ricordare il messaggio in occasione dei 10 anni del club.

Ho avuto la fortuna di vivere due bellissime occasioni: quella di fare il Presidente di Milano Nord e quella di esserlo al compimento del decennale del nostro club. È un traguardo che obbliga ad un esame di coscienza: per quanto hai personalmente fatto come rotariano e per quello che il nostro Rotary ha fatto in ben 10 anni di vita; e dopo si devono tirare delle conclusioni.

Chiedo di essere dispensato dal fare pubblica confessione delle mie azioni e delle mie “non azioni” personali, anche perchè se si è “servito", se si ha “partecipato” il merito primo è del Rotary che ci ha proposto e ci ha stimolati a fare qualcosa anche per gli altri. All’assunzione della Presidenza io temevo proprio che non avrei potuto eguagliare il medagliere dei passati Consigli, che avevano attuate cose egregie.

Oggi però mi pare di poter affermare che non abbiamo operato invano: mi piace soprattutto ricordare la Borsa per il perfezionamento in cardiochirurgia offerta ad un giovane chirurgo in memoria del nostro compianto socio Prof. Donatelli. Ed ancora l’appoggio dato al Tribunale per facilitare l’adozione dei bambini abbandonati, gli aiuti inviati a paesi colpiti da calamità, sussidi a missionari, ecc. Però ... queste opere nobilissime sono analoghe a quelle svolte da tante, tantissime altre associazioni; ma con questa pagella io non credo di aver sfruttate tutte le possibilità di cui dispongono gli uomini del Rotary.

Parrebbe che noi si stia assistendo passivamente (mugugnando) all’azione di quelli che vogliono un mondo molto diverso da quello che è stato “il nostro mondo". In realtà non è così perchè in molti dei nostri convegni viene trattato il problema del futuro; e quando è stato detto che oltre al “servire” occorre anche “rivedere e rinnovare” si voleva proprio impegnarci a trascurare un poco la nostra routine professionale per dedicarci a collaborare alla creazione di un futuro migliore del passato, e migliore per tutti.

Questa presenza è fare della politica, e la dovremo fare se non vogliamo cadere in colpa. Credo di avere detto cose sagge, che però non ho saputo fare; ma sono certo che gli uomini del nostro Rotary si metteranno su questa strada, perchè Milano Nord è giovane e vivace.

 

 Presidente a.r. 1970-72  Carlo Costadoni  

Ingegnere elettrotecnico, professore del Politecnico ed uomo di industria (GE e Pirelli), entra nel club nel 66/67, e ne diventa Presidente nel 1970/71 e nel 1971/72. Costadoni è un uomo di grande rigore morale e di vasta apertura intellettuale. La sua personalità poliedrica lo avvicina ai grandi personaggi del nostro Rinascimento. Nella lunga militanza rotariana ha dimostrato di essere un uomo curioso, con una enorme sete di sapere ed allo stesso tempo sensibile alla solidarietà umana e permeato in una profonda spiritualità.

Ed ancora oggi, a 89 anni, Costadoni conserva intatto il suo desiderio di conoscenza e vive accanto ai libri, suoi compagni ed amici carissimi. Le sue relazioni alle conviviali sono state numerosissime, tenute con frequenza costante. In esse si apprezza una profonda sintesi, nella sua personalità, dello scienziato, dell’uomo di azione (ingegnere) e dell’umanista (filosofo, letterato e musicologo), evidenziandosi altresì una chiara visione del mondo che antepone l’ordine morale a quello fisico e nell’uomo l’azione al sapere.

Ricordiamone alcune: Il problema del terzo mondo (1971), La posizione del matematico, dello scienziato e del tecnico nell’attuale divenire dell’umanità (1971), La mia religione (1977), Le cause astronomiche delle maree (1981), Ottica relativistica (1981), L’evoluzione culturale dell’uomo preistorico (1983), I fondamenti scientifici della musica occidentale (1985), Più informatica, più telematica per l’economia politica di domani (1986), L’infinito (1987), Il debito pubblico italiano (1982),) Il dramma è Dio (1993).

La sua personalità orientata all’azione personale ed agli approfondimenti del conoscere emerge dal suo discorso al momento di assumere la presidenza: "Ritengo anch’io, come molti altri, che il nostro servizio non debba essere essenzialmente di natura economica, perché in un certo senso è troppo comodo, quantitativamente sarebbe sempre insufficiente ed alla lunga diventa controproducente, ma fatto da noi con la nostra azione personale. Tenuto conto che nei prossimi due anni dell’attuale Presidenza il nostro paese sarà travagliato da mille problemi di carattere collettivo: la congiuntura, l’inflazione, la bilancia dei pagamenti, le evasioni fiscali, i fermenti sociali, la contestazione a molti livelli, la riforma amministrativa, l’evoluzione politica, ecc. ecc., noi dobbiamo prepararci a dare un nostro contributo di conoscenza e di competenza che dobbiamo in parte ancora acquisire o completare".

Non furono parole vane di circostanza perché Costadoni, come i soci più anziani ricordano, si adoperò perché le colazioni fossero più spartane in modo da dedicare più tempo alle relazioni ed ai dibattiti.

 

Presidente a.r. 1972-74  Alberto Calbiani  

Ingegnere, è entrato nel club del 1961/62 quando era già Direttore Generale della Dalmine. Ne diventa Amministratore Delegato nel 1965 e Presidente nel 1969. Diventa Vice Presidente del Milano Nord nel 70/71 e 71/72 e Presidente nel 72/73 e nel 73/74. Dal 1978 al 1980 è stato Presidente della Associazione Nazionale di Meccanica.
Calbiani era un istriano, nativo di Zara, di grande signorilità e passione patriottica, che testimoniava in ogni occasione, raccontando ai consoci, e a tutte le personalità con cui veniva in contatto, come ricorda Paolo Cella, le persecuzioni di cui erano allora oggetto gli Italiani di Istria sotto il regime del maresciallo Tito.

Egli ha dedicato tutta la sua vita professionale alla Dalmine ed alla siderurgia, considerando la quale era animato da slanci lirici di cui troviamo traccia in una conversazione del 1972 “La Poesia della Siderurgia” di cui riportiamo alcuni concetti. “È un’opera d’arte l’acciaio che l’uomo crea, plasma e modella in infinite forme per infiniti usi”. “Come l’artista che crea dalla materia anche più vile un’opera d’arte, plasmando la creta o usando il colore della sua tavolozza, è conquistato da questa sua funzione creatrice, così il metallurgico, sia esso mite operaio o tecnico o dirigente sente nel suo animo di partecipare a una creazione continua di un’opera d’arte". “Il veder caricare in un forno il rottame e assistere alle colate di acciaio fuso, sempre rinnovatesi, da’ sempre una nuova emozione. La colata è come un parto, una nascita di qualcosa di vivo e forte, qualcosa che è destinato a vivere e a rivivere in infinite vite e in infinite forme”.

 

Presidente a.r. 1974-76  Giulio Bosisio  

Pier Giulio Bosisio, ingegnere, libero professionista specializzato in urbanistica entra nel club nel 63/64, diventa Vice Presidente nel 73/74 e Presidente nel 1974/75 e 1975/76. Bosisio è stato in certo qual modo un ambientalista ante litteram, come emerge chiaramente da numerose sue conviviali.
Egli si è interessato delle grandi città e dei loro centri storici, visti nella loro storia e nelle tendenze future, dell’ambiente naturale all’interno e intorno alle città, dei problemi del ricupero della qualità della vita e del suo valore nelle grandi comunità. “Per una città umana” è il titolo di un suo volumetto, da cui risalta una visione ottimistica nella possibilità per l’uomo di realizzare un futuro migliore. Ratti Claris al momento di assumere la Presidenza dopo di lui, disse: “Bosisio è cliente molto difficile da servire, perché la sua schiva modestia non ammette attenuanti. Fisiologica onestà, asettica pulizia morale, preparazione tecnica di alto livello supportata da una profonda cultura umanistica, intatto vigore intellettuale e fisico, sono alcune fra le doti che tutti gli riconosciamo. Ma è soprattutto, a rivelare tesori di sensibilità, il Bosisio che qualche volta si abbandona a confidenze dalle quali emergono toccanti ricordi di combattente, di alpinista, di amministratore pubblico". E Cetti Serbelloni: “I rapporti con Bosisio erano cosi ricchi di emozioni e di contenuti e improntati alla semplicità che era soprattutto fatta della schiettezza di un uomo forte e ricco di valori. Nel lungo periodo che ho avuto il privilegio di essere vicino a Lui, ho verificato quante cose ci univano e quante ragioni c’erano per considerare un privilegio condividerle.
La passione per la montagna, la convinzione che non bastasse essere professionisti, ma che fosse doveroso dare alle nostre associazioni ed alla collettività l’impegno per contribuire alla crescita non solo materiale della nostra città, che allora veramente aveva bisogno di crescere e di qualificarsi. Lo conobbi come Presidente dell’Ordine degli Ingegneri, del Collegio degli Ingegneri, come membro della Commissione del Piano Regolatore di Milano, come Consigliere dell’Istituto Case Popolari; sempre impegnato a dare per un ideale e per una convinzione. Gli stessi ideali e le stesse profonde convinzioni che emergevano quando qualche volta si lasciava andare ai suoi ricordi della prima e, soprattutto, della seconda guerra mondiale, della tragica ritirata di Russia da cui portò a casa la bandiera del Reggimento: un dovere semplice, ma per Lui irrinunciabile, proprio perché non si trattava di discuterlo tanto lo riteneva naturale.
Era così: che stesse al suo tavolo di lavoro, che presiedesse qualcosa o che scalasse il Cervino per attendervi in cima il principe ereditario del Giappone Hiro Hito (diceva era il dovere del Vice Presidente del CAI) si comportava come sentiva e questo suo sentire avvolgeva di serenità chi gli stava vicino. Non cercava riconoscimenti e quelli che gli furono tributati li teneva per sé, come le decorazioni al valor militare. Ricordarlo è un po’ ritrovare non solo il senso di una grande amicizia, ma il desiderio, la speranza di ritrovare Lui, con quelle scarpe un po’ particolari che portava e che ricordo, scarpe fatte per camminare, per stare solidamente legati alla terra, per avere la possibilità di guardare in alto e di andare sicuri senza la preoccupazione di fare passi falsi: una paura che attanaglia solo chi non sa essere sicuro di se e fiducioso degli altri.
Bosisio aveva queste due grandi doti".

 

Presidente a.r. 1976-78  Gianfranco Ratti Claris  

Laureato in legge, entra nel club nel 67/68, diventa Vice Presidente nel 74/75 e 75/76 e Presidente nel 76/77. Della sua professione e della sua passione per l’industria delle bevande gassate troviamo traccia in una sua brillante conversazione nel 1967, dove Ratti Claris ricorda che già i romani mescolavano all’acqua semplice, raffreddata con la neve, sali ed aromi per darle il sapore delle sorgenti minerali di Sicilia e della Gallia.

Nel 1971/72 diventa delegato giovani e conserva questo incarico ininterrottamente fino all’84/85 ed anche nel suo mandato di Presidenza. Il suo amore per i giovani traspare in una conversazione che lui ha tenuto nel maggio del 1969 “La famiglia, i giovani e la contestazione". Scriveva Ratti Claris: “La mia collocazione nei confronti della contestazione giovanile è chiara: la considero giustificata e addirittura benefica quando si propone di portare un valido contributo a dare aria e luce agli ambienti ammuffiti di una scuola invecchiata e superata nelle strutture, nei metodi e nella recettività. Questi ragazzi contestatori - parlo sempre della grande massa costituita da idealisti in profondo travaglio spirituale - si sono trovati davanti a un mondo in crisi: crisi della religione, crisi del sistema parlamentare, crisi della cultura, trasformata in industria culturale e creatrice del mito del successo e, infine, - e secondo me la più importante, - crisi dell’istituto della famiglia. Teniamoli affettuosamente vicini, dunque, questi nostri figli, anche se contestano: non sarà mai tempo sprecato. Anche se le nostre e le loro idee divergono, ci sarà pure un punto d’incontro a valle del nostro cammino, là dove la nostra forse saccente esperienza finirà di infastidire la loro forse troppo arrogante presunzione.” Per meglio capire chi è stato Ratti Claris e come ancora oggi possiamo trovare da lui ispirazione per realizzare i nostri ideali rotariani, ci riferiamo al suo discorso di insediamento alla Presidenza del 30/6/76:
“Fu Montesquieu a scrivere che, quando stanno insieme gli uomini dimenticano il sentimento della propria debolezza. Perciò vi prego, amici, stiamo insieme e quanto più mi sarà dato di interpretarvi, tanto più potrò essere considerato un accettabile Presidente. Perché è di tutta evidenza - almeno fra noi - che la Presidenza di un Rotary Club non è un centro di potere né una stanza dei bottoni, ma è, e deve essere, il continuato sommesso rintocco di una campana che ci richiama all’adempimento costante e fedele degli impegni rotariani.
Sono abbastanza realista per non credere che noi rotariani possiamo riformare a fondo e in fretta la società in cui viviamo. Ma la situazione socio-politica italiana è tale, anche dopo le recenti elezioni, che se crediamo - come io credo - che l’aspirazione a vivere in un mondo libero, informato agli ideali nel culto dei quali siano cresciuti, sia aspirazione degna di essere coltivata e meritevole di essere difesa ad oltranza, se crediamo che questi nostri ideali sono più giusti anche nell’interesse della collettività, e più nobili e più adatti alla nostra condizione di Paese occidentale industrializzato, se siamo convinti che “il conservatorismo” di cui chi non ci conosce talvolta ci taccia è soltanto desiderio di conservare a tutti gli Italiani la libertà, bene di tutti il più grande, allora, Amici, anche per noi rotariani non c’è più tempo da perdere: ogni nostro pensiero, ogni nostra azione siano rivolti alla difesa, alla restaurazione, alla affermazione dei nostri ideali, che non temono confronti”. Gianfranco Ratti Claris era famoso per le sue filastrocche di Natale. Forse un giorno riusciremo a ripresentarle tutte al club. Qui pubblichiamo uno stralcio di quella del 1974 che rievoca il tempo dei sequestri.

 

Presidente a.r. 1978-80  Marco Bossi

 Sono ormai trascorsi quasi vent’anni dal momento della mia Presidenza del nostro Club e la mia memoria potrà provocare alcune inesattezze per le quali chiedo scusa ai lettori.

Ma non potrò dimenticare l’azione che ritengo la più importante, e cioè la istituzione della BANCA DEL BENE la cui validità e’ confermata dopo tanto tempo. Ha infatti permesso di costituire un fondo finanziario per opere di solidarietà con versamenti da parte dei soci che fin dall’inizio hanno avuto le caratteristiche dell’anonimia.

La stessa ha consentito allora di dare un contributo all’AIDO (Associazione Italiana Donatori di Organi) di ben sedici milioni per l’acquisto di un sofisticato strumento per la cura degli occhi, grazie anche alla generosità di un socio allora alle prime armi, ma che in seguito divenne famoso.

La mia attività si e’ poi sviluppata nel campo internazionale con la partecipazione alle conventions di Tokyo e Toronto, nonché con i rapporti con l’allora gemellato Rotary Club di Lugano culminati con la visita dei loro soci alle Abbazie di Garignano e Morimondo.

Per approfondire le nostre conoscenze culturali si e’ poi assistito ad un paio di concerti d’organo eseguiti dal Maestro Sacchetti, titolare della Cattedra d’Organo del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, Maestro divenuto allora nostro consocio e che ci ha poi lasciati per il suo trasferimento a Roma.

Per rinsaldare infine i rapporti d’amicizia tra i soci e le rispettive mogli sono state organizzate visite turistiche agli allevamenti bovini della tenuta Vescovado di Torrile di Parma ed alle produzioni vinicole della Azienda Agricola S. Felice di Castelnuovo Berarden-ga (Siena), entrambe sponsorizzate da parte della società dei cui immobili ero allora il responsabile. 

 

Presidente a.r. 1980-82 Alberto Zanon

Vogliamo ricordare Alberto Zanon pubblicando questa breve nota che egli scrisse per il nosro bollettino nel 1998, poco prima di lasciarci. “Negli anni ’80-’81 e ’81-’82 toccò a me l’incarico di presidente, incarico risultato per me molto pesante perché veniva a sovrapporsi ai pressanti impegni della mia professione.

A dire il vero il Rotary di allora era molto diverso dal Rotary di oggi. Era più semplice. Le riunioni erano esclusivamente meridiane (in due anni le conviviali con signore sono state al massimo quattro o cinque).

Le relazioni, molto rapide e succinte, erano riservate ai soci che, di regola, parlavano di problemi inerenti alla loro professione (ricordo una simpaticissima conversazione che aveva per argomento la fabbricazione di nastri adesivi, cioè dello scotch!) o di avvenimenti ai quali era loro capitato di partecipare.

E, a questo proposito ricordo una relazione dal titolo “ho letto un libro: La scimmia nuda di D.J. Morris” tenuta da un illustre ortopedico nostro socio. Raramente vi erano relatori esterni. Quando c’erano, erano di altissimo livello. Ricordo il Prefetto, il Sindaco Tognoli e, in Interclub, il Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini.

Del tutto assenti i ” procacciatori di grana”. Da parte dei convitati erano ammesse solo domande. Tuttavia in un paio di occasioni, contestazioni, e a dire il vero molto aspre, si sono verificate discutendo su fatti di attualità, quale ad esempio la capacità di reazione delle genti dell’Irpinia alle disastrose conseguenze del terremoto che, in quel periodo le aveva colpite.

Per contro, proprio in questa occasione, generoso e per me gratificante, è stato il contributo che il nostro Club offrì per aiutare quelle popolazioni.

Ho avuto da affrontare diversi e delicati problemi con alcuni soci legati ai difficili problemi di cui all’epoca si dibattevano grandi imprese come la SIR e la Rizzoli. Questo perché in quel periodo, al Rotary, era molto sentita la questione morale (veramente nessuno voleva parlare male della moglie di Cesare). Altro problema, traumatizzante per me e per i Soci, è stato il cambio sede delle nostre conviviali, dall’Hotel Palace alla Società del Giardino.

Ricordi piacevoli sono invece le gite a Siena e a Lugano (il club di questa città era allora a noi gemellato), le visite agli stabilimenti dell’Unilever, i concerti d’organo tenuti da un nostro socio alla Certosa di Garegnano, ecc.”

 

Presidente a.r. 1982-83  Gianfranco Isalberti

Il mio anno di presidenza è stato un piccolo periodo della mia vita rotariana di 40 anni.

Quindi più che ricordare quel poco e tanto che si fece in quell’anno, vorrei trascrivere qualche stralcio di ciò che dissi su invito del nostro Consiglio quando celebrammo i 30 anni del Rotary: “Secondo me il nostro passato conta soprattutto per quello che il tempo ci ha lasciato anno dopo anno: l’amicizia, lo stile, la tradizione, sono valori che vengono da lontano, valori che non si improvvisano.

Il Presidente ha scritto che il nostro club ha “prodotto amicizia". Mi pare che sia già molto. Ora Vi propongo di festeggiare questo trentesimo compleanno senza compiaciuti bilanci del passato che è dietro di noi ma guardando avanti, a quello che potremo fare tutti assieme, in amicizia e nella tradizione.

Io penso che dobbiamo dare più senso al nostro “essere Rotariani” Il Rotary non è un club elitario, obiettivo di status per i giovani rampanti o riconoscimento per gli arrivati. Se fosse solo questo il Rotary sarebbe niente!

Io credo che si debba conoscere meglio quello che è e cosa fa il Rotary perché allora - cari amici - prenderemo coscienza che il Rotary “produce amicizia” perché la si usi in modo giusto.

L’amicizia rotariana viene dalla partecipazione a un progetto e non dalla partecipazione ad una colazione!

L’amicizia deve suscitare tra noi sinergie intese a dare concreta prova della nostra attenzione ai problemi del nostro tempo e del nostro Paese.

In fondo sono gli stessi doveri della leadership che rappresentiamo. E poi non si dica che “non abbiamo tempo” perché questa è proprio una bugia. Primo perché quando si vuole il tempo lo si trova sempre; secondo perché c’è una realtà a cui ispirarsi: quella dei rotariani “importanti” almeno quanto noi, che il tempo per “fare Rotary” lo trovano, e come.

Se facciamo poco o niente è un’occasione sprecata soprattutto per noi! Infatti a me sembra avvilente che uomini di successo, che hanno tanta intelligenza e professionalità, che hanno tanto potere, quando sono assieme, si scambino soprattutto utili informazioni e producano piacevoli chiacchere.

Il Rotary è un “Club di servizio", Amici non pensate che sarebbe bello inventare, discutere, realizzare tutti assieme, un qualcosa di concreto e di utile? Sarebbe anche un modo per distrarre l’attenzione dai menù del Savini. Ecco, questo è il messaggio, o meglio l’invito, che un anziano rivolge ai più giovani soci. Parliamo di Rotary ma soprattutto “facciamo Rotary". Sarà un fatto di coerenza con la rotellina che portiamo all’occhiello, sarà un modo, il solo modo, per uscire dal compiaciuto egoismo e rientrare nel solco della tradizione rotariana. Sarà anche il modo migliore per festeggiare questo 30° compleanno. Perché non provarci?”

 

Presidente a.r. 1983-84  Pierluigi Malinverni

 L’inizio della mia presidenza fu alquanto singolare !

Nel periodo di incoming il futuro presidente si prepra al compito che dovrà assumere e, via via che il momento si avvicina, cresce una certa ansia per quella prima riunione in cui sarà lui a suonare la fatidica campana.

Nel mio caso questa “prima volta” ebbe un improvviso ed inatteso rinvio: quel mattino ero stato operato d’urgenza di appendicite acuta e mi trovavo quindi in clinica. Così l’indimenticabile amico Ratti Claris mi sostituì e, durante la conviviale, mi telefonò per farmi gli auguri.

Una conviviale del tutto particolare di quel periodo fu quella dedicata a Riccardo Paletti, il figlio del nostro Socio Arietto, che era morto giovanissimo in un incidente nel corso di una gara di Formula 1. Suo padre aveva scritto un libro per ricordarlo e la presentazione avvenne in un incontro rotariano, cui presero parte un manager ed un pilota di Formula 1. In quel momento Riccardo Paletti era in mezzo a noi!

Durante quel periodo, il Governatore Libero Mazza fece svolgere un’interessantissima ricerca sulle opinioni, sui comportamenti, sulle previsioni economico-sociali dei rotariani del Distretto.

Fu un lavoro molto complesso, ma che portò ad una mappa dei nostri soci e ad un quadro della situazione generale formulato da persone di professioni diverse, tutte di un certo spessore.

Un’interessante serata fu dedicata al volontariato. Il nostro socio onorario Prof. Veronesi assieme alla Presidente del VIDAS (i volontari che assistono i malati terminali di tumore), fecero le loro relazioni. Tutti fummo toccati dal magnifico lavoro svolto dai volontari che dedicano il loro tempo e le loro energie per aiutare chi soffre.

La “natalizia” è sempre un evento simpatico nel nostro club perchè fa incontrare i soci con le loro famiglie in un’atmosfera particolarmente serena e piacevole. Questo anche quando il pranzo è mal riuscito! Qualcuno ricorderà quel Natale ’84 con una serie di piatti mal combinati ed i famigerati gamberetti che .... si erano dimenticati di scongelare!

Ma non è di questo che voglio ora parlare. Voglio invece ricordare un simpatico episodio: il Consiglio Direttivo aveva assegnato la Paul Harris al nostro amico Bosisio, che l’aveva ben meritata. Per fargli una sorpresa, non gli dicemmo nulla, ma lo invitammo alla serata natalizia per tenerci una breve conversazione sulla vecchia Milano, tema a lui molto caro.

Le sue parole furono molto simpatiche ed interessanti per tutti, ma il suo stupore fu grande quando, al termine del suo discorso, spiegammo ai presenti non rotariani che cosa significa per noi la Paul Harris, e gli dicemmo che era sua! Non l’avevano mai visto così contento anche se frastornato della sorpresa.

 

Presidente a.r. 1984-85 Domirco Re

  

 Il mio primo contatto con il Rotary lo ebbi nei primi anni 50 partecipando ad una conviviale del Rotary Club di Livorno invitato dal Dr. Giampaolo Lang, che fu il primo presidente italiano del Rotary International, con cui ero in rapporti di affari.

Nel 1959 entrai a far parte del Rotary Club di Venezia. Quando nel 1962 mi fu richiesto di assumere la presidenza del Club per il 1963/64, prima di accettare mi recai dal Patriarca di Venezia Cardinale Giovanni Urbani, per avere il suo parere dato che conoscevo le riserve del Vaticano nei riguardi del Rotary.

Egli mi confermò che in effetti i sacerdoti avevano il divieto di partecipare a riunioni rotariane essendo il Rotary considerato troppo vicino alla massoneria. Egli tuttavia mi suggerì di accettare. Ciò mi permise più tardi, quando stava per decadere la riserva del Vaticano, di averlo ospite al Club per tenerci una conferenza sull’Ecumenismo, che fu di grande rilievo. La visita del Cardinale al Club di Venezia fu la prima visita in Italia di un porporato al Rotary.

Nel corso del mio primo anno di presidenza, ne feci poi due consecutive, e precisamente il 13 e 14 settembre 1963, ebbi ospite il Presidente Internazionale Carl P. Miller e la consorte Ruth che, proveniente da Vienna e Trieste, venne a visitare il Club di Venezia.

Ma vengo ora al nostro Milano Nord dove entrai nel 1976. Fui Presidente nel 1984-1985 ed ebbi così la fortuna di celebrare il 25° anno di fondazione.

Tra le cose che ricordo con più piacere del mio anno di Presidenza è la donazione fatta dal club al Centro De Gasperis dell’Ospedale Niguarda, primario il socio Fausto Rovelli, di un elettrocardiografo automatico di nuova concezione.

Un altro avvenimento importante che ha onorato la vita del club durante la mia presidenza è stato la nomina del nostro socio Gianfranco Isalberti a Governatore del nostro distretto.

Mi piace anche ricordare alcune conviviali di particolare importanza come l’incontro con l’Ambasciatore Egidio Ortona, la relazione del Prof. Pellegrini su la Cardiochirurgia in Italia e le relazioni dei soci Norsa sul CAM, Costadoni sui fondamenti scientifici della musica occidentale, Renato Morganti su “La mia matita", la mia relazione sulla Comunità Economica Europea, e quella del Dr. Kessler, Direttore dell’UBS di Lugano sul dollaro e la Situazione Economica. Ho avuto anche il piacere di avere come ospiti nella mia tenuta agricola di Castagnole Monferrato i nostri soci.

Cari amici rotariani,

spetta a me il privilegio, quale Presidente in carica del Club, di ricordare la ricorrenza della consegna della Charta al Rotary Club di Milano Nord, avvenuta, ad opera dell’allora governatore Eugenio Radice Fossati, il 12 Maggio 1960.
Il nostro Club compie 25 anni; è un’importante tappa della vita che tutti i soci devono sentire. È un Club che opera con serietà e impegno per il conseguimento degli scopi rotariani. Lo spirito di amicizia tra i soci è profondamente sentito e si estende alle famiglie, attraverso i frequenti contatti.
Di questo, cari amici, vi si deve dare merito perché siete voi che create questo spirito di amicizia consapevoli che è una delle basi su cui poggia il Rotary. Ancor più vi si deve dare merito per il grande impegno rotariano, esplicato da tanti di voi, in quella disinteressata azione di servizio che è il fondamento del Rotary e che le opere da voi compiute in questi venticinque anni ampiamente illustrano.

Domirco Re

 

Presidente a.r. 1985-86 Giuseppe Deiure

Dopo quasi tre lustri e senza l’aiuto di documenti d’archivio, con il solo ausilio quindi della mia memoria, cercherò di rievocare fatti e persone che hanno particolarmente segnato il mio anno di servizio al nostro Rotary quale Presidente.

Sono stato chiamato a svolgere questo incarico in una età in cui i pressanti impegni quotidiani dell’attività professionale non mi hanno forse consentito di dedicare al mio compito tutto il tempo e le energie che questo avrebbe meritato. Ciò però non mi ha impedito di partecipare a tutte le conviviali, nessuna esclusa!

Cercando di ricostruire gli avvenimenti salienti di quel lontano 1985/86 ricordo la bellissima giornata passata a visitare la villa palladiana dell’amico Malinverni, che ci consentì di coniugare lo spirito conviviale con l’amore per l’arte e l’interesse per il territorio che il nostro club ha sempre saputo prediligere.

L’attività del club in quell’anno, con la valida collaborazione degli amici del Consiglio Direttivo, fu rivolta soprattutto a mantenere vive le forme di supporto avviate dai miei predecessori, tra le quali ricordo in particolare quel Dormitorietto che era anche seguito con amore dalle consorti di alcuni dei nostri soci.

Tra le manifestazioni Interclub ricordo la serata con il generale Pisano, all’epoca comandante della prima regione aerea, serata che non fu facile organizzare ma molto interessante e ricca di soddisfazioni.

Altrettanto ricca di soddisfazioni e fonte di legittimo orgoglio per l’intero club fu l’assegnazione della PH per meriti scientifici ai nostri soci Fausto Rovelli ed Alessandro Pellegrini.

Chiudo con un ricordo un po’ buffo ed un po’ triste collegato alla Natalizia del mio anno di presidenza. Se da un lato i vecchi soci rievocano con un po’ di disappunto gli immangiabili gamberetti in salsa aurora dell’antipasto, dall’altro tutti rammentano con commozione e gratitudine le filastrocche che l’amico Ratti Claris ci leggeva ogni Natale.

Quell’anno egli non era con noi, ma volle ugualmente essere presente con i suoi versi; ce li ha letti, su mia preghiera, Gianfranco Isalberti.

 

Presidente a.r. 1986-88 Azelio Azzarelli  

I ricordi della mia presidenza al Rotary Club Milano Nord negli anni ’86-’87 e ’87-’88 sarebbero numerosi e diversi: quasi tutti rientrano in una positiva e magnifica esperienza e spesso hanno portato anche un arricchimento culturale e di vita grazie soprattutto alla varietà degli argomenti ed alle personali caratteristiche dei relatori.

Quindi fra tante diverse situazioni mi piace ricordare quella conviviale del novembre ’86 svoltasi con la partecipazione di altri due Club: Milano Est e Monforte, nella grande “sala d’oro” del Circolo Società del Giardino in Via S. Paolo 10. L’invitato d’onore era Silvio Berlusconi ed i partecipanti previsti erano oltre 250 persone. Non é qui il caso di ricordare gli argomenti poliedrici e interessantissimi di tale speciale oratore, ma mi permetto questa volta di trattare un aspetto interno organizzativo che però mi ha coinvolto non poco nei mesi precedenti la riunione.

Le difficoltà erano dovute alle incertezze ed alle mancate conferme della effettiva partecipazione dell’ospite notoriamente impegnato in mille situazioni senz’altro importanti: i suoi assistenti e segretari di vario livello non erano in grado di tranquillizzarmi. Gli scritti, le telefonate ed i telegrammi, si può immaginare, non si contavano e non erano mai definitivi!

Mano a mano che il tempo passava ho pensato alla figura che avrei fatto, in caso di defezione, a titolo personale e di riflesso nei riguardi del mio amato Club e dei numerosi invitati. Pertanto ho predisposto, in via riservata, un piano di emergenza con un eventuale sostituto, atto a porre una pezza in una situazione estrema: doveva essere un elemento di un certo livello, capace e soprattutto comprensivo e disponibile a tale funzione non comune.

Ebbene, un amico con tali eccezionali caratteristiche per fortuna l’ho trovato a Roma nella eccellente persona dello scrittore Roberto Gervaso. Costui venne a Milano, mio ospite, quale salvatore: cosi’ la mia angoscia sarebbe stata calmata forse con una soluzione abbastanza accettabile…. Le incertezze si sono protratte fino a qualche ora prima della cena: poi per fortuna le nubi si diradarono e le cose si sono svolte tutte regolarmente con la tanto attesa partecipazione di Berlusconi: egli, come ci aspettavamo, ha sfruttato il suo carisma, ha toccato argomenti a 360 gradi ed ha riscosso l’entusiasmo di tutti quanti.

A me sia consentito riportare semplicemente una inconsueta definizione attribuita dall’amico Gervaso al personaggio della serata (che oltre tutto conosceva molto bene): “Berlusconi, se fosse nato nel Rinascimento forse sarebbe diventato un Colleoni o uno Sforza, ma invece di costruire le città le avrebbe conquistate”.

P.S. Gervaso qualche mese dopo fu invitato dal nostro Club a tenere una propria relazione che fu brillante e altamente gradita a tutti.

 

Presidente a.r. 1988-1989  Giovanni Jucci

Richiamare alla memoria fatti e avvenimenti risalenti a un decennio non è agevole e può far incorrere in qualche omissione riguardo a eventi meritevoli di essere ricordati. L’arco di tempo in cui mi trovai a svolgere le funzioni di Presidente del Club era racchiuso nei due semestri degli anni 1988 (1° sem.) e 1989 (2° sem.).
Ma, in effetti, l’incarico per quanto concerne gli eventi di rilevante interesse per i soci, spaziò per le due annate intere. Sotto il profilo dell’informazione tecnico-giuridica, preminenti rispetto ad altre produzioni, si presentarono, in quel periodo, i lavori della Commissione Europea concernenti la facitura delle norme che avrebbero dovuto costituire l’architrave della costruzione dell’Europa unita: l’Atto unico e la Costituzione vera e propria dell’Unione Europea. Mi sembrò che la scelta del tema dominante da svolgere durante quest’anno dovesse proprio cadere su quei nuovissimi e assolutamente fondamentali istituti per la vita futura di noi italiani e degli altri popoli facenti parte dell’unione. Ebbi la fortuna di avere l’assenso di diversi professori della nostra Università, in modo particolare edotti nelle materie trattate dai costituenti europei, con cui potei organizzare una lunga serie di relazioni (una di queste, sul tema “Rapporti tra leggi nazionali e sovranazionali”, fu tenuta da me) che si susseguirono nel corso degli anni 1988/89, di modo che i soci del Club potessero avere cognizione, seppure per vie generali, degli istituti e delle regole comunitarie che si erano venuti a creare nei diversi e svariati campi: dall’economia, alla fiscalità, alla finanza, al sistema monetario e con maggior ampiezza d’informazione, alle norme contenute nella carta costituzionale europea aventi valore ed effetti sovranazionali. Mi sembra che, seppure gli amici del Club siano stati sottoposti ad un notevole sforzo di attenzione, tuttavia la rilevanza assoluta dei temi trattati venne a costituire un prezioso arricchimento culturale “ex-ante” tale da premiare l’impegno richiesto.
Quella volta, a taluno, poté sembrare che la trattazione di quella materia peccasse di astrazione, riguardasse cioè tecniche giuridiche alquanto lontane nel tempo dalla nostra quotidianità. Ma trascorso ora più di un decennio (mi sembra di parlare di fatti accaduti appena ieri) quelle regole sono diventate immanenti tanto da incombere pressoché quotidianamente sulla nostra esistenza provocando pulsazioni di speranza in un futuro migliore, ma anche qualche men che vago timore. Intanto, frammezzo al tema dominante, si riuscì anche a parlare d’altro. Ricordo, tra le serate più interessanti, anche con la gradita presenza delle consorti, quella in cui Francesco Saverio Borrelli, Procuratore della Repubblica in Milano, venne ad illustrarci il nuovo codice di procedura penale appena entrato in vigore (pensate agli anni successivi, e tuttora, quanto si discute animatamente sull’applicazione delle norme di quel codice). E, l’altra serata svoltasi con la presenza delle Signore del Soroptimist Club di Milano animata dalla appassionata illustrazione dei singolari e del tutto anomali rapporti tra le donne di Israele e le donne palestinesi sugli opposti fronti di guerra, fatta dall’autrice del libro “La guerra a due voci” (L. Deonna – Ed. Mursia), tuttora molto attuale sulla condizione delle donne in quelle infelici contrade.
Rammento, inoltre, una gita piacevolissima a San Felice tra le dolci colline del Chianti e una riuscita serata al “Giardino” in interclub con il Milano Nord-Est – Presidente l’Avv. Santamaria – sul tema, se mal non ricordo, delle privatizzazioni. Cosa devo concludere? L’esperienza acquisita con l’anno di presidenza del Club è stata per me molto fruttuosa di arricchimenti sia personali sia nei rapporti con i Soci del Club e, soprattutto di approfondimento delle norme e delle finalità rotariane che, ritengo, soltanto con l’esercizio della direzione di un club può essere compiutamente guadagnata.

 

Presidente a.r. 1989-91  Enrico Loriga

Sono stato Presidente nel biennio 89-90 e 90-91. Oggi ad oltre un decennio da allora i miei ricordi sono sfumati e la memoria non mi sorregge con il ricordo di molti dettagli come avrei voluto. Le nostre conviviali di allora hanno avuto come sfondo una serie di avvenimenti irripetibili ed in alcuni casi hanno trattato argomenti come quelli relativi ad etica ed affari che subito dopo (1992) sarebbero diventati terribilmente attuali. Come tacere eventi dell’importanza storica e mondiale quali il conflitto del Golfo che benché composto fa ancora oggi sentire i suoi effetti nell’Irak, la caduta del muro di Berlino che oltre ai rivolgimenti sull’assetto della Germania, portò alla caduta del comunismo, il fenomeno delle privatizzazioni che iniziato in Inghilterra ad opera della Signora Tatcher si è poi sviluppato in tutto il mondo.
Tra le conversazioni di grande spessore non posso omettere di citare quella del socio Silvio Berlusconi in occasione di un Interclub svoltosi al club Giardino e nel quale Berlusconi, non ancora investito di incarichi politici di rilievo, ebbe a formulare principi ed azioni che formano oggi il patrimonio ideologico del suo partito ma che allora non avevano ancora ricevuto la conferma e soprattutto il voto degli elettori e che in occasione di una successiva elezione generale lo portarono al Governo ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sono stato particolarmente fortunato perché durante la mia Presidenza, improntata ai principi dell’amicizia rotariana, abbiamo potuto celebrare i 30 anni del nostro club nella cui occasione demmo alla stampa un fascicolo commemorativo con un mio messaggio che vorrei ora ricordare.
Solo tre soci possono oggi dire “c’ero anch’io", quando, nel 1960, il Governatore Eugenio Radice Fossati, ha consegnato a Franco Bellorini, primo Presidente, la Charta istitutiva del nostro club. Quando ci incontriamo ci sembra che niente e nessuno sia cambiato, ma negli ultimi cinque anni 28 nuovi soci hanno contribuito a mantenere intorno a 90 il numero complessivo. Penso che Vi aspettiate da me (che oggi ho il privilegio di rappresentare il club) un compiaciuto consuntivo di quanto si è fatto in questi anni. Credo che basti la soddisfazione di avere “prodotto amicizia", amicizia tra noi e, idealmente, con oltre un milione di rotariani in tutti i Paesi liberi del mondo. L’amicizia è una concreta espressione di pace e mai, come in questi giorni, sentiamo l’esigenza e la grandezza di questo bene supremo.
Enrico Loriga

 

Presidente a.r. 1991-93  Cesare Marescotti

Dicevo nel discorso di chiusura della mia Presidenza: “ Debbo confessarVi, e non senza una punta di commozione, che questi due anni sono stati per me molto gratificanti ed ho avuto dal mio Club molto di più di quanto io non abbia a lui dato” . Oggi rileggendo le azioni che il Club ha iniziato ed anche condotto a termine in quel periodo, ma, soprattutto, riandando col pensiero, sulla scorta della documentazione che ho conservato, al clima di affiatamento, di amicizia e di collaborazione che si era creato fra noi, mi sono sentito pieno di nostalgia. Avevo fatto mio il motto del Presidente Internazionale Clifford Pochterman “La vera felicità consiste nell’aiutare gli altri” e, forse soprattutto, quello del nostro Governatore De Riu “Solidarietà concreta, operosa e senza frontiere al servizio dell’uomo e della sua dignità”.
È anche in forza di questi indirizzi che abbiamo proseguito l’azione di sostegno alla casa di accoglienza di Padre Ferdinando Colombo, per merito principalmente delle Signore del nostro Club e delle giovani del Rotaract. E collateralmente a questa azione vi è stato l’inserimento nelle aziende di Soci di quattro extracomunitari, nonché l’azione di volontariato dei nostri soci medici, il tutto con l’aiuto sostanzioso della nostra Banca del Bene. Non posso tralasciare di ricordare quanto è stato fatto in favore degli anziani, degli inabili e dei giovani del centro storico di Milano: l’Opera di Santa Latina, presso la Basilica di San Giorgio, opera fondata da Monsignor Maggioni con l’impegno diretto del nostro Consiglio Direttivo, dell’amico Pellegatta per le risoluzioni del progetto, e con le risorse finanziarie della Banca del Bene e della Fondazione Cariplo. Ancora per i giovani avevamo proseguito (Brunelli, Aletti, Balducci, Loriga) nell’azione di orientamento professionale con l’invio di quattro giovani al R.Y.L.A. e allargandoci nell’azione internazionale a favore del Middlebury College (USA) con un nostro contributo robusto e con una mia visita a Firenze per un colloquio diretto con gli allievi e la direttrice di quell’Istituto, il tutto a sostegno dell’insegnamento della lingua italiana negli USA. Abbiamo anche affrontato gli argomenti di interesse pubblico con il tema “Protezione dell’Ambiente” (Jucci), ma soprattutto con la Tavola Rotonda “Res Publica – il Rotary e la Pubblica Amministrazione” che ha avuto sia una larga partecipazione all’interno del Club (oltre 120 persone) e sia una larga eco nella stampa e alla radio promossa e condotta con ammirevole impegno dall’amico Fantino. Voglio ancora ricordare che particolare cura ho avuto nello sforzo di aumentare l’assiduità e nell’incrementare l’amicizia, l’affiatamento tra i soci nonché l’inserimento di nuovi soci, con varie iniziative e anche promuovendo alcuni viaggi (Palma di Maiorca e Praga) e organizzando alcuni caminetti. Infine desidero citare il gemellaggio con il R.C. Palma Alundina di Palma di Maiorca, purtroppo rimasto senza seguito e la mia partecipazione alla “convention” internazionale di Orlando, di cui conservo un particolare piacevole ricordo per le giornate interessanti trascorse in quell’imponente raduno.
Da ultimo e “dulcis in fundo” durante la mia presidenza il Club è stato aperto anche alle Signore, prima fra tutte la nostra socia Letizia Brichetto Moratti.

 

Presidente a.r. 1993-95 Fausto Rovelli

Ho assunto la presidenza del Rotary Club Milano Nord con molte preoccupazioni. L’invito a “servire” che viene dalla tradizione rotariana non mi lasciava indifferente. Per servire, vale a dire lavorare per gli altri, occorre umiltà, rispetto del prossimo, consapevolezza dei bisogni della gente. Sono compiti non sempre facili e richiedono un attento impegno.
Nel mio saluto, all’inizio del mio incarico, ho fatto cenno ai problemi che in quegli anni turbavano la nostra società: i grandi travagli morali, l’operazione “mani pulite”, l’economia in crisi, la fine delle grandi ideologie. Era mia opinione che, come rotariani, non potevamo rimanere indifferenti agli avvenimenti della nostra epoca; in qualche modo dovevamo essere partecipi, perlomeno sul piano intellettuale, per cercare di capire, per esprimere le nostre opinioni. Questo era l’impegno morale e culturale che io con il consiglio direttivo ed i soci ci assumemmo, ben consapevoli peraltro dei limiti e delle ristrette possibilità di un singolo Club. Molte furono le riunioni con larga partecipazione di visitatori, di ospiti e di signore e il consuntivo delle presenze ci è apparso alla fine soddisfacente. Nel corso dei due anni si organizzarono 6 Tavole Rotonde ; le ricordo per l’impegno con cui furono preparate e per i favorevoli apprezzamenti che ottennero.

  • Res Pubblica . Relatori : R. Fantino e G.F. Ferrauto
  • Prevenzione tossicodipendenze e AIDD . Relatori : G. Arinci, A. Brunetti, A Ferrari, E. Gori, G.F. Isalberti.
  • Il caso Milano, Relatori : F. Cetti Serbelloni, G. Elias, B. Chiucchini, G.F. Isalberti.
  • Il sistema imprenditoriale italiano di fronte alla attuale situazione politica. Relatori : F. Tronca, B. Chiucchini, G. Sampietro, F. Rampini.
  • Riflessioni su Milano: alla ricerca della città che vive. Relatori M.Rossi, F.Cetti Serbelloni, C. Castellaneta.
  • Prospettive di sviluppo industriale nell’area milanese. Relatori: C. Annibaldi e, M. Agostinelli


Tutte le riunioni sono state di elevato interesse, grazie alla disponibilità e all’impegno dei relatori che furono scelti non solo fra i nostri soci, ma anche fra eminenti personalità del mondo accademico ed imprenditoriale. Il Rotary Milano Nord è sempre stato molto attivo nel prestare attenzione ai problemi di chi ha bisogno di aiuto. Nei due anni della mia presidenza ricordo :
l’opera svolta e gli impegni assunti per gli amici del CAM (a favore dei minorenni):

  • l’AIDD, Associazione promossa dal nostro socio PDG Gianfranco Isalberti per la prevenzione contro la droga,
  • l’opera di Padre Colombo a favore degli extracomunitari, con la Casa di Accoglienza ” Mamma e bambino” di via
    Tolmezzo e la Casa di Accoglienza dell’Istituto Cardinale Colombo in via Copernico
  • l’intervento di solidarietà al CAF, centro di aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia in crisi.

L’avvenimento che ricordo con più emozione e con maggiore soddisfazione è la decisione in merito alla istituzione del Premio Professionalità, allo scopo di richiamare l’attenzione sul valore della “professionalità ” intesa quale espressione di servizio verso la società e soprattutto verso chi ha bisogno di aiuto per povertà o per disagio sociale. Questo Premio è diventato una delle bandiere del Milano Nord ed è poi stato trasferito al Distretto. Abbiamo inoltre aderito alla iniziativa interdistrettuale “Vita per l’Albania” offrendo il nostro contributo a sostegno della vaccinazione contro l’epatite B. Soprattutto è stato per noi motivo di grande orgoglio fare da padrini e contribuire alla nascita di un nuovo Club.
Il nostro socio Domirco Re fu delegato dal Governatore del Distretto ad occuparsi della organizzazione. Nacque il Rotary Club Milano Fiera e primo presidente fu il nostro socio Alessandro Anaclerio, e segretario, un altro nostro socio, Giuseppe Ciffo . La “Charta Costitutiva” del nuovo Club fu consegnata il 30 giugno 1995. Con gli altri Club milanesi abbiamo aderito alla iniziativa per il restauro della Cappella Prestinari, nella Basilica di S. Eustorgio. Abbiamo inoltre dato il nostro supporto alla “Maison d’Italie” presso la Cite’ Universitaire di Parigi. Con il coordinamento di Isalberti si è riusciti a ottenere che tutti i club milanesi partecipassero ad una iniziativa comune, aderendo al progetto IRIS TELEVITA, “Dono di Natale”, a favore degli anziani soli. Non avrei immaginato, prima di assumere quest’impegno, che la presidenza di un Club rotariano costituisse un’esperienza così ricca, così piena di motivazioni importanti. Servizio e cultura per fare opinione sono le linee lungo le quali si muove il Rotary e noi, rotariani del Milano Nord, abbiamo cercato in ogni modo di adeguarci a quest’indirizzo. Nonostante il nostro impegno le nostre iniziative sono state piccole di fronte all’enormità dei bisogni e dei problemi della nostra società e non poteva essere altrimenti, date le esigue forze di un singolo Club.
Il nostro impegno è però servito per dare a noi stessi la sensazione di non subire in modo del tutto inerte gli eventi che incombono sulla nostra società e sul nostro stesso modo di vivere, aiutandoci a capire il senso, le ragioni degli avvenimenti e dei mutamenti che continuano a verificarsi attorno a noi. Sul piano personale, i due anni di presidenza sono stati senza dubbio impegnativi. Ne ho però ricavato molti insegnamenti ed anche molte soddisfazioni. Per questo sono grato a chi mi ha preceduto, a Cesare Marescotti, che con tanta amabilità mi ha trasmesso il frutto della sua esperienza. Infine, non posso in alcun modo dimenticare il calore, la commozione e l’affettuosa atmosfera con cui si è svolta la cerimonia dello scambio delle consegne, il 27 giugno 1995, quando lasciai l’incarico della presidenza a Benito Chiucchini. L’abbraccio e gli auguri sono stati quelli che si lasciano agli amici più cari .

 

Presidente a.r. 1995-1997  Benito Chiucchini

 

Quando mi è stato chiesto di raccontare i miei due anni di Presidenza ho pensato immediatamente al mio inizio nel Club e al mio primo Presidente, Azzarelli. Perché proprio questo flash back? Proprio perché l’inizio del mio impegno nel luglio del 1995 mi ha portato a “ricordare” la figura del presidente così come mi era parsa il primo giorno da rotariano: profondo conoscitore del Rotary, organizzatore di perfette conviviali, ed animatore di un Club ricco di personaggi importanti, eruditi, di elevato spessore professionale. Mi sentivo talmente inadeguato e sicuramente lo ero davvero. Il primo ricordo quindi è la pazienza e la tolleranza dei miei amici del Club e un vero aiuto da parte di alcuni. Mi è stato subito suggerito di leggere bene il “Manuale di Procedura". Re me ne ha regalata una copia, preziosa, perché per me allora introvabile. Il primo passo era fatto.
La stesura del programma e dell’organigramma è stata la seconda tappa del mio lavoro di preparazione. Non c’era molto da aggiungere ai progetti messi in atto da Fausto Rovelli: il “Premio Professionalità” doveva trovare continuità ed è rimasto l’asse portante dei miei due anni di attività. Ho aggiunto solo alcune iniziative un po’ più ludiche: un paio di serate musicali, in occasione del carnevale. Le uscite del Club dalle mura del “Savini", accolto in Agfa, in McCann Erickson e da Bagatti Valsecchi, le ricordiamo ancora. I Premi Professionalità meritano una citazione a parte e vorrei spiegare il perché. L’intuizione che nel Rotariano si fondono le parole “professionalità” e “servizio” danno lo spunto a Fausto Rovelli di premiare la Signora Leonilde Eccheli e poi i coniugi Corti, persone che hanno messo la loro professionalità al servizio di chi ne aveva bisogno senza chiedere nulla in cambio. L’idea è vincente e gli anni successivi vedono premiati i coniugi Volpi (1996) e la Professoressa Laura Perna (1997). Voglio qui ricordare la cerimonia di consegna del premio alla Professoressa Perna. Organizziamo l’evento a Palazzo Clerici, la Professoressa non può partecipare, bloccata in Zaire dalla guerra. Ritira il premio la nipote, ma gli amici del San Babila, che aveva segnalato l’opera della premiata, hanno preparato una sorpresa. Ci colleghiamo telefonicamente con la Professoressa che, con parole semplici e commosse, da migliaia di chilometri, fa aprire i nostri cuori alla speranza di quel mondo di pace che Lei, in un Paese in guerra, ha saputo costruire per i suoi piccoli pazienti, sola e forse molto assistita dalla sua Fede.
Torniamo a casa più sereni, cambiati, convinti di aver partecipato ad un evento che ci ha molto insegnato e che rimarrà impresso nel nostro modo di essere. Le grandi cose nascono sempre dalla semplicità e dalla modestia di chi, credendoci, le realizza senza rumore. Quel momento è stato certamente l’acme della mia esperienza rotariana. Una esperienza di fatti non di parole, un’esperienza che insegnandoti ad ascoltare ti fa crescere. Un’esperienza che ti fa superare i confini del tuo pensiero e del tuo agire, che ti indica come gli unici limiti per spenderci per gli altri siano quelli che ti crei da solo; un’esperienza dove ti accorgi che “pensare in grande” è ancora troppo piccolo per quello che necessita fare, è ancora troppo limitato per colmare quel debito che hai contratto quando ti è stato dato il dono grande della vita. Vorrei chiudere così’, cari amici, ricordando ancora una volta quella grande idea che è il Rotary:
“Servire al di sopra dei nostri interessi".

 

Presidente a.r. 1997-1999 Alberto Ghezzi

Un dolce tramonto arrossava il cielo primaverile di Berlino il 16 maggio del 1999, mentre si svolgeva la cerimonia di gemellaggio tra il Milano Nord ed il Berlin-Luftbriìcke, nell’ormai piccolo aeroporto di Tempelhof carico di storiche memorie. Avevo appena terminato il discorso di saluto agli intervenuti e apposto la firma sul “protokoll’. Di fronte a me. tra gli altri, l’amico Nino Chiucchini, all’epoca Governatore Eletto del nostro distretto. Il gemellaggio internazionale e la nomina di un amico a Governatore rappresentavano senz’altro due momenti particolarmente importanti e significativi del mio mandato; ne ero compiaciuto, ma proprio in quell’istante compresi che il tempo era passato veloce.
L’emozionante nomina, il gratificante impegno, le iniziative, le belle conviviali, gli impegni distrettuali e il faldone pieno di carte sulla scrivania, tutto diventava passato. Era giunto il tempo di fare un passo indietro, di ritornare nei ranghi. Tante le sensazioni e i ricordi, ma, su tutto, un grande senso di appagamento per il servizio reso e l’orgoglio di appartenenza ad un Rotary Club fatto di uomini delle cui qualità parlano inequivocabilmente le pagine cospicue che precedono questa piccola nota. Auguro a tutti gli amici del Milano Nord e a tutti i Rotariani di poter avere la stessa opportunità, di vivere la stessa esperienza e ottenere le stesse soddisfazioni per poterne poi, come lo sono io, esserne appagati ed orgogliosi.

 

Presidente a.r. 1999 – 2001 Riccardo Pellegatta

Congiunzione eccezionale, forse irripetibile, di eventi straordinari.
Nel Rotary, Carlo Ravizza Presidente Internazionale; Nino Chiucchini, nostro socio, contemporaneamente Governatore Distrettuale; il nostro Club Milano Nord che celebra il 40° dalla fondazione.
Nella storia, l’avvio del terzo millennio e la ricorrenza del Giubileo.
Eventi di stimolo e riflessione, da cogliere con sensibilità e disponibilità personale.

Per quanto riguarda il Club, ricordiamo brevemente le cinque Azioni sviluppate nel segno della continuità; gli obiettivi verso “gli altri” nel territorio e nell’ambito internazionale; le azioni conseguenti, alle quali hanno lavorato con slancio i soci con significativi effetti anche sull’assiduità e sull’affiatamento; gli aiuti prestati con diretta attività sul campo, nella consapevolezza di un debito di riconoscenza per quanto ognuno di noi ha ricevuto, anche se, come sempre, poteva essere fatto di più.

Più opportuno, con l’occasione, ricordare ideali e convincimenti che hanno unito tutti noi nel biennio. Tutto è stato reso possibile per il clima di grande armonia e stima tra i soci, sempre manifestatosi al più alto livello: elemento distintivo del nostro Club che qui vogliamo sottolineare non solo per chiara evidenza sul passato, ma soprattutto per garanzia sul futuro.

La celebrazione del 40° è stata proiettata sullo scenario del nuovo secolo; per essere pronti alle sfide del cambiamento ed essere soprattutto attori in uno scenario di competitività e dinamismo, abbiamo cercato di rinnovare slanci e obiettivi, tuttavia con quella continuità di programmi che è vita e sostegno del nostro Club.

In tema di nuove generazioni, Rotaract, Interact, RYLA, CAMM ed altre, sono state le nostre concrete e credibili risposte alle molteplici istanze.
Necessità di concretezza dei soci nel Club, del Club nel Rotary, del Rotary nella Società, nell’intento di un contenuto superiore capace di esprimersi in attività significative ed esemplari. Ricordiamo il miracolo della Polio Plus, che ha conquistato un posto di rilievo nei successi umanitari.

Sviluppo dell’effettivo, azioni significative per soddisfare necessità reali, una salda struttura organizzativa, un elevato senso di appartenenza: sono stati temi basilari affrontati con il dovuto impegno per essere operativi, perché abbiamo sentito il “bisogno” di essere utili agli altri.

Una spinta perché ognuno di noi lasci un segno del proprio agire ed attivi i gesti, a volte semplici, che attendono coloro che stanno accanto a noi.

 

Presidente a.r. 2001- 03  Luigi Iperti

Ricordo con nostalgia quella calda serata d’estate, quando con un breve indirizzo di saluto iniziò il mio servizio di Presidente. “Permettetemi di non nascondere la mia emozione e l’affollarsi tumultuoso nella mia mente di tanti sentimenti, mentre mi accingo a vestire il collare che altri 23 Presidenti hanno portato prima di me. Sentimenti di gratitudine verso di Voi, cari amici, che avete voluto concedermi l’onore di guidare il club per i prossimi due anni. Timore di non rispondere adeguatamente alle Vostre aspettative ma desiderio fortissimo allo stesso tempo di coinvolgere tutti Voi in questa grande avventura, sempre nuova, che ci trova impegnati a fare del Rotary Milano Nord un Club eccellente nel nostro Distretto. Tutto questo, con lo stesso spirito di Gianfranco Isalberti che, 16 anni fa, assumendo la carica di Governatore, diceva “non siamo stati accolti nel Rotary perche’ riconosciuti primi della classe, ma perche’ solo i piu’ bravi possono rendere il migliore servizio alla Comunità”. L’attenzione all’uomo, come singolo individuo e come comunita’, la salvaguardia dei suoi valori, della sua cultura, della sua spiritualita’, la sua liberazione dal bisogno sono elementi fondamentali per la promozione umana e la pacifica convivenza fra i popoli, e come tali devono essere i temi di fondo della nostra azione rotariana. Ecco quindi le parole chiave che vogliamo incidere nel nostro programma “servizio, comunita’ e umanita’”. Ma vi e’ un altra parola che e’ la base del nostro essere rotariani: l’amicizia. Quando guardo i Vostri volti attenti e sorridenti e riconosco ciascuno di Voi sento che ci lega il sentimento nobile e forte dell’amicizia. Amicizia tra di noi prima di tutto, ma anche amicizia con il milione e duecentomila di Rotariani, che, in tutto il mondo, condividono i nostri stessi ideali che sono quelli del nostro fondatore P. Harris. L’amicizia e’ stato il sentimento dominante della nostra storia di 41 anni di Rotary. Gia’ Franco Bellorini, il nostro primo Presidente, commemorando i primi 10 anni di vita del club ricordava con il suo stile semplice e concreto “Il Club di Milano Nord si e’ subito dimostrato vivo e vitale pregno di un profondo e sincero spirito di amicizia”. Io sono diventato rotariano dopo qualche esitazione, temendo di sottrarre tempo al mio lavoro ed alla mia famiglia, ma devo dire che il calore dell’amicizia che io e mia moglie abbiamo trovato tra di Voi ci hanno fatto rimpiangere di non averVi raggiunto prima”.

Sono stati due anni intensi, ricchi di avvenimenti e di attivita’ di servizio. Siamo stati scelti come club pilota per il Club Leadership Plan, abbiamo realizzato il film “Una vita diversa è possibile”, siamo stati vicini al Villaggio della Madre e del Fanciullo, abbiamo lavorato per i Pozzi del Benin, il Sudan, lo Iard, il Progetto Civis ed altre cose ancora.
Mi sono sentito impegnato come Presidente a capire di più lo spirito del Rotary e farlo conoscere. Sono andato alle Convention Internazionali di Barcellona e di Brisbane. Ho visto un Rotary che si esprime con intonazioni e azioni apparentemente diversi.
Inconfondibile è la spinta verso gli interventi umanitari: basterebbe ricordare la Polioplus. Espliciti sono i motti dei Presidenti Internazionali: L’umanità è il nostro impegno, Diffondete il seme dell’amore, tendi la mano. E qui ricordo le parole del Vangelo che Nino Chiucchini ci ha più volte riproposto “la messe è tanta e gli operai sono pochi”
Infine non trascurabile è l’aspetto che caratterizza i Rotary italiani ed europei: l’attenzione verso la cultura e l’arte. Certamente il Rotary è tutto questo. Non puo’ essere solo un club culturale, ma neanche un club per fare beneficenza. Sempre è molto presente l’aspetto di “fare” e non solo di “donare”. In tutto ciò che abbiamo fatto come club ho cercato di attenermi a questo principio, così come, chiedendo ai nostri soci di parlarci di argomenti legati alle loro professioni, ho seguito l’idea originale di Paul Harris per cui nel Rotary ognuno rappresenta una professione per poter “elargire le sue conoscenze” agli amici soci. Ma vi è una cosa molto importante che desidero evidenziare: non è forse tanto importante quello che si fa, ma come lo si fa e specialmente che si fa in armonia con i soci, mantenendo ben saldo un valore da tutelare: quello dell’amicizia.
Solo in un club come il nostro, dove vi è amicizia vera si riescono a portare avanti programmi ambiziosi in linea con gli obiettivi del Rotary che desidero ancora una volta ricordare:

  • promuovere e sviluppare relazioni amichevoli fra i propri soci per renderli più adatti a servire l’interesse generale.
  • promuovere la più alta rettitudine nella pratica degli affari…
  • orientare l’attivita’ privata, professionale e pubblica di ogni socio al concetto di servizio.
  • propagandare la comprensione reciproca…. “

Si, fare il Presidente è stata un’esperienza esaltante. Un’esperienza dove ti accorgi che “pensare in grande” e’ ancora troppo piccolo per quello che necessita fare, e’ ancora troppo limitato per colmare quel debito che hai contratto quando ti e’ stato dato il dono grande della vita. Vorrei chiudere cosi, cari amici, con le parole di Nino, ricordando ancora una volta quella grande idea che e‘ il Rotary: Servire al di là dei nostri interessi ”. 

 

Presidente a.r. 2003 – 2004 Alessandro Pellegrini

All’inizio dell’anno rotariano 2003 - 2004, durante la cerimonia di passaggio delle consegne con Luigi Iperti, oltre a ringraziare per l’onore concessomi nell’affidarmi la presidenza del nostro Club, avevo detto:
“Continueremo secondo la tradizione, guidati dai valori rotariani, espressi dall’impegno di “servire sopra ogni interesse personale” e tenendo presente il significato che rivestono per noi, l’amicizia, la tolleranza e la comprensione del mondo che ci circonda. Sarà anche importante stimolare un sano spirito di corpo, che rappresenta un valore aggiunto per il Club ed uno stimolo nella realizzazione dei programmi. Mi auguro che, con l’aiuto di tutti i soci, continueremo a distinguerci anche per l’anno che inizia oggi.” A conclusione dell’anno, caratterizzato dal motto del Presidente Internazionale Jonathan Majiyagbe “tendi la mano”, possiamo prendere atto con orgoglio, che ancora una volta il Milano Nord ha dimostrato grande aderenza ai valori rotariani e si è concretamente ispirato a Majiyagbe, mediante il sostegno alla Rotary Foundation e la realizzazione di importanti iniziative di servizio. Elenco i più significativi progetti che abbiamo condotto a termine nell’annata e che ritengo siano quelli che caratterizzano il 2003 – 2004 del Milano Nord:

  • Riconoscimento per il Club più generoso della Zona 12 (Italia, Albania, Malta, San Marino), nel contributo alla Rotary Foundation, rapportato al numero dei soci.
  • Scelti come uno dei tre Club pilota in Italia, collaborazione direttamente con il Rotary International, nella sperimentazione “Club Leadership Plan”, per una gestione più agile ed efficiente dei Club. La sperimentazione ha avuto esito positivo ed il modello Club Leadership Plan, è divenuto operativo per tutti i club del mondo. Servire, mettendo a disposizione cultura, costituisce un mezzo efficace per migliorare le condizioni della società e la qualità di vita degli individui. Per questa ragione abbiamo realizzato i due obiettivi seguenti, tesi al miglioramento delle conoscenze, in realtà sociali profondamente diverse.
  • Costruzione di una scuola nella impervia zona di Mandabe, situata nella parte centro meridionale del Madagascar, realizzata grazie alla generosità della signora Olga Re e dedicata alla memoria del marito, il nostro indimenticabile Ingegner Domirco Re.
  • Campagna di educazione alla salute nelle scuole elementari e medie di Milano, finalizzata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Il progetto, al quale ci dedichiamo per il secondo anno e che è denominato
“Io e il mio cuore”, è realizzato in collaborazione con il Rotary Club Milano Vercellina. Nell’anno scolastico attuale, sono stati istruiti sui concetti fondamentali della prevenzione delle patologie cardiovascolari, circa 2300 alunni, prevalentemente delle scuole medie inferiori e superiori.
Il programma “Io e il mio cuore” è stato riconosciuto di interesse Distrettuale.
Numerosi altri contributi ed iniziative, in corso da anni, sono stati condotti a termine e sono stati pubblicizzati nel bollettino settimanale.

Il ruolo di Presidente del Club, oltre a rappresentare un onore per chi lo esercita, comporta un impegno che ritengo molto consistente e che richiede dedizione al servizio. Questo è lo spirito con il quale ho lavorato in un anno nel quale ho avuto il ritorno di gratificazioni importanti.
Esse sono soprattutto il risultato della volontà, dell’impegno e della generosità di tutti i soci e di chi ha collaborato con il presidente, in sintesi sono il frutto dello spirito rotariano, che tradizionalmente caratterizza il nostro club.
Nel passare il testimone a Pier Marco Romagnoli, che mi succede nella presidenza, sono sicuro che anch’egli potrà avvalersi di una collaborazione di prim’ordine, da parte dei soci e del consiglio, come quella che io ho avuto.

 

Presidente a.r. 2004-05   PierMarco Romagnoli 

Ho avuto il privilegio di presiedere il Club nell’anno del Centenario, quindi con l’esigenza, insieme al Consiglio Direttivo, di “celebrare il Rotary” secondo le direttive del Presidente Internazionale Estess.

Il modo migliore per celebrarlo ci è sembrato quello di orientare l’attività del Club e fare quanto possibile per rivitalizzare i valori sostanziali del Rotary:

  • correttezza e moralità sempre, e in particolare nella vita professionale;
  • pace e coesistenza internazionali attraverso lo sviluppo della conoscenza tra nazioni e culture diverse;
  • servizio: messa a disposizione della nostra professionalità dove ce n’è bisogno, sia nella nostra Comunità, che in Paesi in difficoltà.

Il programma delle conviviali, curato egregiamente da Francesco Archetti, è stato tutto dedicato a questi obiettivi. Mi fa piacere ricordare l’intervento di Barbara Contini – definita dalla nostra ineffabile Rosanna Garzoni “una forza della natura” – sul rapporto fra il Medio Oriente e noi e l’analisi, colta e profonda, ma anche arguta e spiritosa, di Moni Ovadia sul tema del “pregiudizio”, di qualsiasi tipo esso sia.
Ricca di preziose ed autorevoli testimonianze dirette è stata la tavola rotonda “Ma l’Africa si può salvare?”: credo che non solo a me, ma anche a molti di noi, abbia fatto capire, o per lo meno percepire, svariati aspetti di questo angoscioso problema.

Più della metà delle conviviali sono state “autarchiche”, cioè con relazioni tenute da nostri consoci; fra queste conviviali due tavole rotonde, una delle quali (improvvisata per mancanza del relatore, bloccato dalla neve) sulla situazione dell’industria in Lombardia e l’altra sulla situazione della giustizia in Italia: sono state così ricche di spunti e di contributi che è stato auspicato da tutti di farne altre di questo tipo.

ServizioService above self. E’ la radice del Rotary: a questo principio abbiamo cercato di dedicare l’attività del Club, con la precisa convinzione che i progetti umanitari del Rotary devono coinvolgere la dedizione e la professionalità dei suoi soci, o deve esserne curata direttamente la realizzazione; non devono essere semplici elargizioni di denaro: per queste c’è la Rotary Foundation e su questo aspetto anche nell’anno del Centenario il Milano Nord è stato fra i più generosi.

Non è il caso di elencare qui tutti i progetti intrapresi o portati avanti – è stato fatto nel rapporto di fine anno – ma solo ricordare alcune attività significative ed emblematiche del modo di operare del nostro Club ed i cui promotori possono esserne giustamente orgogliosi:

  • il progetto “io e il mio cuore”: campagna di prevenzione delle malattie cardiovascolari fra gli allievi delle Scuole Medie, ideato e portato avanti dal nostro Alessandro Pellegrini insieme a Pezzano del Porta Vercellina, è divenuto un importante progetto distrettuale grazie all’impegno ed alla costanza organizzativa di Maurizio Gatti;
  • il progetto “Rotary Net” per il riciclaggio in luoghi ed enti che ne hanno bisogno di attrezzature dismesse da nostri uffici, ospedali, etc. è stato ideato da Giorgio Rossi ed ha potuto effettuare la prima spedizione in Polonia grazie all’impegno di nostri soci per reperire materiali e di Caccamo per organizzare la spedizione, coordinandosi col Rotary Club Warszawa City;
  • il progetto “Tsunami” è stata forse la nostra azione che meglio ha “celebrato il Rotary” nell’anno del suo Centenario: Shefalika Marescotti, con una bella presentazione ben documentata e dopo aver fatto un sopralluogo sul posto, ha convinto il Club che si poteva e quindi si doveva fare qualcosa per i colpiti dallo Tsunami in un remoto paesino dello Sri Lanka dove difficilmente sarebbero arrivati gli aiuti internazionali. E questo qualcosa era una casa arredata, una bicicletta e una radio per ciascuna di quante più famiglie si poteva. Abbiamo costituito una task force composta da Shefa stessa, da Balducci e da Tronca che da una parte ha sollecitato la generosità dei soci, dall’altra ha organizzato la costruzione di dieci case. Incredibilmente dopo poco più di tre mesi dal via le dieci case, ciascuna con un nome italiano, sono state consegnate ad altrettante famiglie. Ed il progetto va avanti.

Forse – e qualcuno penso che me lo rimproveri – non è stato dato abbastanza spazio al giusto intrattenimento che favorisce il necessario affiatamento tra i soci, presi come siamo stati da tante iniziative “centennali”; ma non posso non ricordare che il viaggio in Toscana insieme ai nostri partner del R.C. Berlin Luftbruecke – splendidamente organizzato da Pier Francesco Sacchi – è stato un gioioso incontro tra amici ed un ristoro sia per lo spirito che per il corpo. E l’ultima conviviale è stata una festa estiva indimenticabile a casa dei Wegner.

Abbiamo menzionato gli amici del Rotary Club Berlin Luftbruecke: ora abbiamo amici anche a Varsavia, del Rotary Club Warszawa City, con i quali abbiamo firmato una “Chart of Partnership” e con i quali contiamo di fare incontri annuali piacevoli e interessanti, ma anche organizzare attività umanitarie nello spirito del Rotary.

Un resoconto dell’impegno profuso dal club in quest’anno del Centenario è stato trasferito dai bollettini in un primo “Quaderno”: auspichiamo che i futuri Consigli e Presidenti portino avanti questa iniziativa, così che possa rimanere nelle mani di tutti i soci, anno dopo anno, una sintetica ma preziosa memoria dell’attività del Club, agevolmente consultabile.

L’impegno dei nostri soci in quest’anno del Centenario è stato gratificato da un prestigioso e gradito ATTESTATO DI LODE PRESIDENZIALE da parte del Presidente Internazionale Estess.

 

Presidente a.r. 2005-06  Riccardo Di Bari

L’anno che si è appena concluso al momento in cui scrivo questa nota è stato estremamente impegnativo, ma ha però saputo ripagare – in termini di soddisfazioni – il peso della fatica necessaria a concluderlo senza trascurare troppo, nel contempo, la mia attività professionale.
Ma è proprio in fase di consuntivi che ci si rende conto di quanto di buono siamo riusciti a concretizzare nell’ultimo anno di attività rotariana.
Anche in quest’anno il nostro Club ha sperimentato – per il terzo anno consecutivo – il Club Leadership Plan, che ha coinvolto ben 48 Soci con 88 incarichi diversi, nelle sue 5 Commissioni: Effettivo, Progetti, Fondazione Rotary, Pubbliche Relazioni e Gestione del Club.
Molti i risultati raggiunti dalle 5 Commissioni; ne riferisco solo i più significativi:
Effettivo (Presidente Kluzer): ha incrementato l’organico di sette unità (di cui tre donne) senza perderne alcuna, determinando una leggera diminuzione dell’età media dei Soci; in tema Giovani ha seguito il patrocinio del Rotaract con contributi per 3.450 €, del Ryla, con il finanziamento della partecipazione di tre borsisti; ha ottenuto due riconoscimenti rotariani dal Presidente Internazionale Carl-Wilhelm Stenhammar: l’Attestato di Lode Presidenziale al Club e l’Attestato delle Quattro Vie d’Azione al Socio Tronca.
Progetti (Presidente Gatti): ci si è posto l’obiettivo di considerare solo progetti tracciabili e realizzabili entro il 30/06/02006 evitando i finanziamenti a pioggia non finalizzati alla realizzazione di progetti veri e propri; ha varato la metodologia per la gestione dei progetti, che tornerà molto utile al Club anche in futuro; ha distribuito erogazioni per un totale di 87.310 € su 9 progetti (di cui 6 su territorio e 3 internazionali).
Fondazione Rotary (Presidente Alleva): ha avanzato 5 candidature a Borse di Studio della Rotary Foundation; ha contribuito al Camp estivo Milano & the Surroundings; ha patrocinato partecipazioni di giovani candidati a due scambi annuali, due scambi brevi estivi ed un camp; ha attivato ed ottenuto un Distrct Simplified Grant dal Distretto su uno dei progetti del Club.
Pubbliche Relazioni (Presidente Tronca): ha attivato raccolte di finanziamenti straordinari ai progetti del Club tramite tre caminetti presso nostri Soci, la maratona del Socio Brunelli Bonetti pro Tsunami, le donazioni di Soci ed esterni al progetto Tsunami per un totale di 41.456 €; ha fatto in modo che il nostro Club fosse presente per 10 volte sulla stampa rotariana locale, per tre su quella rotariana nazionale e per una volta sulla stampa non rotariana; ha curato il gemellaggio con i Clubs di Berlino Luftbruecke e Varsavia City, organizzando la trasferta a Berlino di 30 partecipanti italiani; ha curato l’organizzazione di 10 Interclub con 12 Rotary diversi; ha curato la pubblicazione elettronica del supplemento al nostro libro del quarantennale, nonché la stampa del II Quaderno Rotariano del nostro Club.
Gestione del Club (Presidente Rio): ha curato la programmazione delle conviviali, organizzata su quattro direttrici (Temi Rotariani, Comunicazione, ciclo elogio Vizi Capitali e Attualità); ha favorito l’affiatamento tra i Soci con l’organizzazione della visita alla mostra del Caravaggio a Palazzo Reale, del passaggio delle consegne al Golf Club di Menaggio, della natalizia con coro Gospel; ha curato il rinnovamento della grafica e dei contenuti del bollettino elettronico e del sito web del nostro Club, tenendo quest’ultimo costantemente aggiornato nel corso dell’anno sociale. E’ grazie all’attività di questa commissione che l’assiduità è aumentata di quasi il 7% rispetto all’anno scorso, superando la soglia “psicologica” del 50%, attestandosi oltre il 51%.
La summa delle attività di questo anno è rappresentata dal totale delle erogazioni del Club, pari a 106.124 €, una cifra che ben si addice al livello di prestigio ed alla fama di un grande Rotary come il Milano Nord: un Rotary che sono onorato di aver presieduto.

 

Presidente Giuseppe Usuelli 2006-07

 

Presidente Franco Tronca 2007-08

"Condivisione" la parola chiave

"Acqua" il tema dell'anno

Due argomenti perfettamente coniugati nei Progetti "Acqua a Tsunamigama" (paese colpito dallo Tsunami) e "Diamo una mano all'Asilo Nido di Suor Sophie" a Betlemme, finanziati con la "condivisione" di 21 Club.

L'autonomia finanziaria del Club conseguita con l'adeguamento delle quote associative, il tema della leadership, la condivisione di quasi tutti i progetti distrettuali, il gemellaggio con i Club di Berlino e Varsavia che ha avuto il suo momento magico con il viaggio in Sicilia, le manifestazioni mirate al tema dell'amicizia e della famiglia rotariana sono state le principali iniziative che hanno animato l'anno rotariano.

Le conviviali infine hanno trovato un filo conduttore nel tema dello "Sviluppo sostenibile".

 

Presidente Carlo de Thierry 2008-09

Dopo 20 anni di appartenza al Club, e dopo l'anno di Presidenza sono portato a guardare indietro nel tempo ed a ricordare alcuni Presidenti che non sono più con noi.

In primo luogo penso a Enrico Loriga che un giorno mi disse: vieni a pranzo con me, andiamo al Rotary.

Non avevo idea di cosa fosse e trovai molti signori anziani che mi incutevano grande suggestione e rispetto, dove tutti erano amici e io ero un estraneo.

Presto fui accolto nel Club, fui introdotto e presentato ai soci, passo dopo passo, tanto da sviluppare le nuove conoscenze ed a vivere la vita del Club.

Sotto la Presidenza di Cesare Marescotti, che mi coinvolse maggiormente nella gestione del Club, il processo di comprensione dei meccanismi e degli obiettivi rotariani si allargò a tutte le sfere dei rapporti e delle attività rotariane.

Il ricordo di Cesare è vivo in me con profonda riconoscenza, con stima ed affetto per la sua umanità, la sua signorilità, per lo spirito di collaborazione che diffuse nel Consiglio Direttivo con sui perseguiva gli obiettivi dei suoi programmi. Eppoi, era un uomo di Marina ed anche io mi sento dentro quello spirito libero del grande e profondo mare.

Non li elenco tutti, ogni Presidente ha lasciato il proprio segno nel Club, ognuno con la propria personalità e sempre con la determinazione di far crescere il nostro Club e così il Rotary International.

Fare crescere il Club non significa solamente progettare e realizzare minori o grandi iniziative, significa parimenti sviluppare il sentimento dell'amicizia rotariana tra i soci, sviluppare la tolleranza e l'apertura mentale verso gli altri, rotariani e non, dappertutto nel mondo.

In quest'ottica, anche grazie alla mia origine mitteleuropea ed alla conoscenza di diverse lingue, ho sempre cercato il rapporto con gli stranieri in visita al Club.

Ho seguito specificamente i rapporti con il RC Berlin-Lufbrucke e sono felice che si sia sviluppata amicizia sincera tra i nostri soci e gli amici tedeschi e la stessa cosa vale per gli amici polacchi del RC Waqrsawa-City. Non posso qui trascurare di ricordare il contributo della presenza e partecipazione di mia moglie Silvia, al mio fianco a tutti gli appuntamenti.

La Presidenza è stato un anno significativo nella mia vita. Tra i tanti incontri ve ne sono alcubi che rimarranno impressi nella mia memoria : Tony-Ruttimann, the bridge builder, el pontero -  il costruttore di ponti che ci ha presentato il suo lavoro, il suo servizio a beneficio dei più sfortunati - un servizio rotariano come il nostro.

Altro appuntamento significativo è stata l'inaugurazione della sala giochi per i bambini all'ospedale di Niguarda, alla presenza del Sindaco Letiza Moratti Bricchetto, nostra socia lei stessa - un traguardo raggiunto dopo 3 anni di impegno con il particolare coinvolgimento dei detenuti del carcere di Bollate.

 Sono felice di essere socio del nostro bellissimo Club e dico: avanti così! 

 

 

Presidente Maurizio Gatti 2009-2010

L’anno sociale 2009 – 10 è stato l’anno del 50° anniversario del Milano Nord che abbiamo celebrato il 12 Maggio nel corso di una sentita cerimonia al Museo del Teatro alla Scala in occasione della riconsegna del quadro “ La barca dei comici “ restaurato a cura del nostro Club.

In tale occasione abbiamo consegnato l’attestato di “ Paul Harris Fellow “ ai sei Soci che avevano maturato 40 anni di iscrizione.

Sempre a ricordo del nostro 50° di fondazione è stato pubblicato il volume “ Milano Nord 1960 – 2010 “ che richiama eventi e progetti nazionali e internazionali che , soprattutto negli ultimi dieci anni, hanno qualificato la azione del nostro Club.

I Progetti sviluppati nel corso dell’anno, che hanno visto la diretta responsabilità di 19 Soci e un fattivo supporto operativo di altri 25, sono stati finanziati con contributi di oltre 66.000 Euro più circa 8.800 Euro erogati per il progetto “ Polio Plus “.

Con le conviviali , otto delle quali in interclub, abbiamo proposto un programma rivolto alla attualità, all’impatto che le moderne tecnologie hanno indotto nei rapporti sociali,alla nostra città Milano nelle sue espressioni culturali istituzionali e di sviluppo. Il tutto anche grazie alla professionalità, alla competenza e alla passione di nostri Soci.

Devo ringraziare tutti i Soci che mi hanno dato la possibilità della impegnativa ma qualificante esperienza della Presidenza e quanti hanno operato nelle cariche istituzionali del nostro Club. 

 

Presidente Paolo Caccamo 2010-2011

 Conscio del fatto che anche il nostro Club non è del tutto immune dalla sensazione di incertezza ed insoddisfazione che aleggia sul Rotary, ho cercato di coinvolgere il maggior numero possibile di Soci ed in particolare dei giovani nello svolgimento delle attività del Club stesso .

Ritengo sia stato molto valido il progetto approvato dal Consiglio di individuazione ed inserimento di nuovi Soci “giovani” (di età inferiore ai 40/50 anni ) nel Club. Ciò ne ha consentito l’ arricchimento dell’ organico con sette nuovi validi elementi la cui età media si aggira sui trentacinque anni.

Essendo inoltre convinto che l’ armonia e la coesione tra i Soci sia la base di un buon funzionamento del Club ( concetto forse ovvio e banale, ma altrove non universalmente applicato anche in ambito rotariano), ho sempre cercato di porre il massimo sforzo in tale direzione. In merito ai progetti da noi sostenuti e finanziati, ho cercato di interpretare il “servire” rotariano concentrandone il contenuto sull’ assistenza agli “anelli più deboli della catena umana” (chiara definizione di un nostro Socio), pur senza trascurare, nei limiti delle nostre possibilità, il sostegno all’ arte e alla cultura della nostra città. Oltre al coinvolgimento dei Soci nell’ attività del Club, mi è parsa importante l’ informazione agli stessi dello status di tutte le iniziative, dei progetti e dei programmi. 

Ho ritenuto opportuno tentare una riduzione delle spese correnti ( sostanzialmente del catering delle conviviali) a favore dei progetti/programmi. Sono stato lieto del notevole successo ottenuto dall’ incontro con i Club nostri gemellati Berlin Luftbruecke e Warszawa City svoltosi a Napoli e dintorni. Nonostante i noti problemi, tutte le località visitate hanno riscosso grande interessamento ed apprezzamento da parte dei nostri ospiti stranieri.

 Vorrei infine ricordare l’ apprezzato e gradito Speciale Riconoscimento conferitoci quest’ anno dal Governatore Giulio Koch per “.....la gestione del Club, le iniziative umanitarie e l’ innovazione”.                                                                                                                                      

                                          

 

 

 

 

 

 





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